Italpol, Dal Puppo: il ruolo delle società di vigilanza in tempi di lockdown

Il Direttore Ufficio Tecnico e R&S dell’Istituto parla a Teleborsa di organizzazione del personale adattata alle esigenze dell’emergenza coronavirus.

Teleborsa – Le società di vigilanza che operano sul territorio in tempi di lockdown stanno svolgendo un ruolo cruciale a livello nazionale, garantendo il presidio di Enti, Istituzioni, infrastrutture di servizio e pubblica fruizione, aziende e sedi produttive. Teleborsa ne ha parlato con Marco Dal Puppo, Direttore ufficio tecnico e R&S di Italpol Vigilanza, società leader nel settore appunto della vigilanza e delle investigazioni.

L’azienda, fondata a Roma nel 1975 dal Commendatore Domenico Gravina. conta attualmente 2.500 dipendenti con un fatturato di oltre 100 milioni di euro. Opera servizi di vigilanza sul territorio di Regione Lazio e Lombardia, e nelle Province di Napoli, Brindisi, Foggia, Sassari e Olbia Tempio. Inoltre, è attiva nei Servizi Fiduciari sull’intero territorio nazionale e nei sistemi di sicurezza.

Direttore Dal Puppo, come Italpol ha affrontato la prima fase del lockdown in termini di organizzazione del personale e quali servizi aggiuntivi sono stati svolti?

“Come società di vigilanza siamo chiamati sempre ad affrontare le emergenze. In questo caso la situazione di emergenza era decisamente diversa da quella che siamo abituati a gestire e immediatamente al nostro interno abbiamo attuato il telelavoro per tutti quelli che sono i dipendenti in sede centrale. Per quanto riguarda gli operatori, li abbiamo dotati dei dispositivi necessari per adeguare i livelli di sicurezza e soprattutto modificare i servizi, così come richiesto dei clienti, per rispettare quanto contenuto nei decreti governativi. Da quel punto in poi è stato un susseguirsi di azioni per reperire attrezzature e dispositivi in collaborazione con i nostri clienti”.

Come è stata impostata la formazione del personale rispetto alle mutate esigenze di sicurezza nei luoghi di accesso?

“Abbiamo più di 300 uomini formati per il controllo degli accessi, vuoi perché lavoriamo in aeroporti e porti, vuoi per tutte gli altri luoghi in cui operiamo. Abbiamo immediatamente istituito la figura dei Covid manager, creando una formazione specifica, in funzione del mutato tipo di rischio, lavorando anche in strutture sanitarie tra cui un paio di ospedali che fungono da centri Covid, su come prendere la temperatura, tenere le mascherine, contingentare in funzione delle esigenze, salvaguardarsi dal rischio di contagio. Con la chiusura degli aeroporti, gli operatori hanno svolto un tipo di servizio finalizzato a tutelare il patrimonio secondo procedure già in essere. In sostanza è rimasto un po’ tutto uguale: la paletta del metal-detector stata sostituita dal termometro, il controllo del passaggio è stato trasferito alla bodycam per la registrazione dei percorsi. Si è trattato di riadattarsi a una particolare esigenza”.

Come proseguirà l’attività nella Fase 2 e quali mansioni particolari sarete chiamati a ricoprire?

“Si tratta di migliorare quanto abbiamo fatto nella prima ora. Forti di questa esperienza, come quella di avere fatto realizzare le mascherine dalla sartoria presso cui ci serviamo, abbiamo perfezionato quanto già imparato e messo in pratica. Il 4 maggio scorso abbiamo fornito ai nostri clienti oltre 600 termometri, anticipando quelle che sarebbero state le loro esigenze. Buona parte delle realtà presso cui operiamo hanno visto il proprio personale in smart working. A parte essere fornitori anche di tecnologia per il controllo, con il supporto dei Covid manager abbiamo perfezionato le procedure e dal 4 maggio aiutato molte aziende ad aprire in sicurezza. Ad oggi alcune strutture manifestano qualche lacuna rispetto alle disposizioni governative emanate fino ad oggi, per cui stiamo fornendo un supporto per tutto ciò che concerne gli adeguamenti in ordine alle normative. Un caso particolare riguarda l’uso di termocamera, che è lecito, come recita il garante della privacy, in quanto non c’è alcuna registrazione, né archiviazione del dato sensibile, ma si tratta solo di un gate per verificare l’esistenza di condizioni per l’accesso”.

Articolo tratto da teleborsa.it

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