UNA DONNA A CAPO DEI VIGILANTES

 

Milano.

Minuccia Masciotta, 59 anni, comanda 75 guardie giurate particolari dell’Italpol

«Ha i pantaloni. E alla cintura porta una «Walther PP 9xl7».

È una donna, anzi una nonna, ma a sua disposizione ha quasi ottanta uomini e dalla sua postazione gestisce la sicurezza di 3.900 filiali di Banca Intesa San Paolo. Il brigadiere dell’Italpol Minuccia Masciatta, 59 anni, nata a Liscia, in provincia di Chieti, il 5 novembre 1960, è stata di recente nominata responsabile della Control Room di Banca Intesa a Milano e >><<comanda>> 75 guardie giurate.

Dopo le pilota, le poliziotte e le carabiniere, è uno dei rari casi (se non l’unico) di una donna in posizione di vertice in un istituto di vigilanza privato. Prima di diventare una «Vigilante>> per l’Ivri nel 2001, era una piccola imprenditrice e si occupava di cablaggi elettrici. Poi la decisione di indossare la divisa.

«Ho sempre preferito lavori maschili. Chissà, forse per una sorta di rivalsa nei confronti dei miei fratelli», scherza la «brigadiera» Italpol.

Signora Masciotta, come mai questa scelta?

«Il mio lavoro si stava evolvendo e i costi stavano lievitando, per cui ho abbandonato. In quel periodo ero dipendente di una società di spedizioni. Ed ero volontaria della protezione civile in provincia di Lodi. Mi occupavo di antincendio e rischio chimico e ho partecipato con i vigili del fuoco al rafforzamento delle rive del Po. C’era il pericolo di esondazione del paese di San Rocco al Porto, in Piemonte. Il mio gruppo, in seguito, è intervenuto anche per il terremoto dell’Aquila nel 2009 e in Albania».

Durante il suo primo incarico di guardia giurata ha avuto problemi con i colleghi dell’altro sesso?

«Si, qualche problema c’è stato. A me il lavoro piaceva molto e si vedeva che lo facevo bene. Questo ha infastidito qualcuno dei miei colleghi. Ma solo perché erano i più stupidi e io mettevo in evidenza la loro stupidità».

Ha seguito un corso d’addestramento per fare la guardia giurata particolare?

«Certo. Un corso per il maneggio delle armi da fuoco, uno di autodifesa con poche tecniche fondamentali, come prese e leve per Immobilizzare una persona. E uno sulle basi di pronto soccorso. Qualcosa avevo già fatto alla protezione Civile».

É armata? Usa spesso la sua pistola?

«Ho in dotazione una Walther PP 9×17 e vado al poligono almeno tre volte l’anno».

Ha mal dovuto sostenere un conflitto a fuoco?

«No, mai».

Un’aggressione fisica? 

«Nemmeno. Anche se ci sono state molte situazioni pericolose, come per esempio il giro perimetrale notturno di sorveglianza. Ma si è sempre in due per supportarsi a Vicenda».

Quando a fine settembre è stata nominata responsabile di quasi 80 uomini ha avuto resistenze?

«L’ltalpol, che è il terzo istituto nel quale lavoro, è l’unico che dà credito e voce alle donne. Anche in questo caso all’inizio pochissimi non hanno accettato il fatto che potessi essere un loro superiore, poi si sono adeguati».

Che si fa nella Control Room di Milano?

«Gestiamo allarmi di qualsiasi natura. Una porta aperta incautamente i dipendenti. Una rapina. Un malore. Atti di vandalismo. Attiviamo gli uomini a distanza, anche gli assalti armati in banca sono molto diminuiti perché ci sono meno liquidi, più telecamere di sicurezza e le casse automatizzate.
L’ultimo colpo che ricordo in un istituto di credito ha fruttato 69 euro e 25 centesimi … ».

Poche settimane fa c’è stata l’aggressione a una guardia giurata nella metro romana. Ci sono state polemiche sindacali sull’ addestramento e sulla preparazione del vigilantes. Che ne pensa?

«Il nostro compito è avvisare, non reagire. Non abbiamo una preparazione tale per poterlo fare, altrimenti saremmo agenti di polizia. Gli aspiranti Rambo mettono a rischio le loro vite e quella degli altri».

 

Articolo di Maurizio Gallo Tratto da IL TEMPO